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Tk ha una “Strategia per l’acciaio”, ma per l’Ast non c’è posto

Ast Terni acciaierie
Martina Merz

L’importante è vigilare, tenere le antenne dritte, valutare senza farsi prendere dal panico come accade ogni volta in cui si ha notizie di novità che interessano l’assetto della ThysssenKrupp e quindi il futuro dell’Ast, la più importante azienda umbra e ternana  e tra le più importanti in Italia che del gruppo fa parte. In ogni occasione l’annuncio di cambi di indirizzo strategico nella multinazionale di Essen viene guardato con grande preoccupazione, per il rischio di una “mazzata” possibile sull’occupazione e sull’economia ternana ed umbra, oltreché su una produzione nazionale strategica.

Quanti anni sono passati da quando è saltata la vendita ai finlandesi di Outokumpu? Almeno sei. Da allora l’Ast è, in pratica sul mercato. Da allora è possibile una variazione di proprietà. Perché  la Tk dichiarò chiaramente che avrebbe continuato a mantenere nel gruppo l’Ast di Terni, cercando di renderla competitiva, di mantenerla “in forma” per trasferirla ad altra proprietà non appena si fosse presentata un’opportunità seria e che assegnasse il giusto valore alle acciaierie ternane. Vendere sì, ma non svendere.

Adesso ci risiamo. La nuova numero Uno di ThyssenKrupp, Martina Merz, dice che in conseguenza delle “sfide attuali imposte dal Covid 19 che stanno minando i mercati globali, compreso quello dell’acciaio” si determina per Tk l’avvio “di un percorso di profonda rifocalizzazione del proprio “core business” ed una conseguente riorganizzazione interna”. La riorganizzazione significa che si cercherà di dimagrire il gruppo che dai tempi di Crommer “the hammer” non considera più quello dell’acciaio il proprio “core business”. Da qui, e non solo da qui, nasce la preoccupazione espressa da più parti (i sindacati, il sindaco di Terni) per il futuro dell’Ast. Si teme fortemente che l’Ast possa essere tra le prime  società del gruppo per cui si cercheranno “soluzioni nuove e più solide al di fuori di Tk o in partnership”. Per Martina Merz Ast può avere prospettive fuori di ThyssenKrupp.

Il dubbio è rafforzato per il fatto che le affermazioni dell’AD di ThyssenKrupp son riferite come “un aggiornamento della Strategia siderurgica 20-30” per la quale è statio di recente annunciato l’accordo raggiunto con Ig Metal, il sindacato tedesco.

Con la “Strategia siderurgica 20-30” ha lo scopo di garantire “la competitività del settore siderurgico” di Thyssenkrupp”, mirando all’ottimizazione della rete di produzione dell’acciaio, ma mantenendola solo nelle fabbriche tedesche, tagliando comunque tremila posti di lavoro e prevendo 800 milioni di investimenti.

Nella “Steel Strategy 20-30”, come la chiamano loro, sostenendone la validità nonostante la crisi del coronavirus, l’Ast non c’entra.  

Rientra invece nella nuova strategia del gruppo, quella che lo renderà – parole di Merz – “più piccolo ma più forte”, ed è tra le società per le quali è prevista l’individuazione “delle soluzioni migliori in diversi Paesi per ogni singola azienda”, come spiega una comunicazione diffusa da viale Brin, in cui si informa che Tk ritiene che al di fuori del gruppo esistano opportunità migliori di sviluppo. “Tutte le opzioni saranno valutate con la massima attenzione, avendo come obiettivo quello di garantire lo sviluppo e la crescita”, aggiunge Ast. Per quanto riguarda la società di Terni si esprime la certezza “che i continui miglioramenti e la rinnovata competitività che hanno caratterizzato gli ultimi anni continueranno ad essere l’elemento distintivo del nostro impegno per gli anni a venire”.

Cerca di infondere un ottimismo la nota dell’Ast? Ma qui non è questione di stati d’animo. Anche se è chiaro che ad ogni annuncio proveniente dalla Germania a Terni si rizzano i capelli in testa agli oltre 2.300 lavoratori, agli uomini del sindacato e sembra anche a qualcuno di quelli delle Istituzioni. E così i segretari generali umbri di Cgil, Cisl e Uil attaccano Tk dicendo che “Mettere sul mercato Acciai speciali Terni in questo momento, nel bel mezzo di una pandemia mondiale e in piena recessione economica, appare come una vera e propria fuga di fronte alle difficoltà”, chiedendo alla ThyssenKrupp di “sospendere la procedura” e mettere in atto la volontà più volte annunciata di “puntare su Terni come stabilimento strategico, investendo e valorizzando le sue grandi potenzialità”. Mentre annunciano che non esisteranno a “intraprendere tutte le iniziative necessarie” sollecitano il Governo e la Regione a “prendere in mano la vicenda e riportare la multinazionale sul terreno del confronto responsabile”.

Rappresentani sindacali del metalmeccanici e sindaco di Terni, Leonardo Latini, si sono riuniti per una prima valutazione condividendo alcuni principi essenziali a cominciare dalla necessità d’impegnarsi a tutti i livelli istituzionali per ribadire la strategicità nazionale delle produzioni del sito ternano e condividendo la richiesta di difendere in qualsiasi modo l’integrità del sito industriale, la salvaguardia dei livelli occupazionali e il mantenimento degli investimenti, confermati anche nell’ultimo piano industriale da ThyssenKrupp, sulla salvaguardia ambientale.

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