Sciopero alla fabbrica d’armi per il salario e la pace

Lo sciopero proclamato il 31 marzo 1920 a Terni, dai dipendenti della Fabbrica d’Armi – “uno dei maggiori opifici di Stato”, si specificava nel dispaccio telegrafico dell’agenzia che diffuse la notizia in tutta Italia – non  era una decisione presa solo allo scopo di ottenere miglioramenti salariali, ma anche in rispetto ed a sostegno di una ideologia pacifista.

La fabbrica d’armi di Terni

La rivendicazione precisa degli scioperanti, infatti, era quella di miglioramenti economici, ma a questa si aggiungeva anche la richiesta per una trasformazione della fabbrica al fine di produrre opere di pace, invece che armi per la guerra.

“Lo sciopero è riuscito compatto e completo – scriveva L’Avanti! – Nessuno si è presentato al lavoro. Si vedono in giro solo le squadre comandate per la vigilanza. Neppure gli impiegati sono andati un ufficio. Compatti hanno pure aderito allo sciopero i capi squadra lavoranti e i capi operai. Anche il personale subalterno si è astenuto dal recarsi allo stabilimento”.

sciopero
Il centro di Terni negli anni Venti del 1900

I lavoratori di riunirono per un comizio in piazza Primo Maggio dove “affermavano la loro solidarietà verso i compagni lavoratori dello Stato, che si agitavano – continua la cronaca de L’Avanti!– per il conseguimento di un diritto migliore all’esistenza”.

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