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Terni? Una città di “vecchietti” e di stranieri

I DATI STATISTICI DEL COMUNE: DIVENTA PIU’ ACUTO IL PROBLEMA DEL CALO DEMOGRAFICO

In un anno a Terni gli abitanti sono calati di 440 unità. L’hanno rilevato i servizi statistici del Comune di Terni che parlano di “recessione demografica”.

Una condizione che, seppur condivisa col resto d’Italia, a Teri sembra più allarmante perché più acuti che altrove sono i problemi che stanno alla base della faccenda. I motivi? LI elenca il Comune: “L’invecchiamento della popolazione, il forte calo della fecondità, il crollo dei matrimoni”. Poi c’è “l’aumento della componente straniera della popolazione e la parallela diminuzione di quella italiana”, senza spiegare se gli stranieri pur se residenti a Terni non contano a vanno conteggiati “a stucco”, come si dice nel sud dell’Umbria.

Comunque nella comunicazione del Comune si dice che, questi fenomeni demografici negativi, “se non saranno contrastati in qualche modo porteranno inevitabilmente a scenari in cui non sarà garantito quell’equilibrio strutturale tra le diverse  componenti della popolazione necessario per ottenere una condizione di benessere economico e sociale”-

Ovviamente visto che non pare il caso che si proceda ad un “contenimento” del numero degli anziani c’è bisogno di altro ed il sindaco Leonardo Latini lo ha specificato. Partendo dai dati, intanto: la popolazione residente a Terni è di 110.749 unità, 440 in meno rispetto al 2018, anno in cui si è registrato un record negativo delle nascite mentre è diminuito pure il numero dei morti. Cresce la componente straniera che è arrivata al 12,2% della popolazione. L’età media è di 47 anni e mezzo, il 26,5% dei ternani supera i 65 anni di età, percentuale più che doppia rispetto a quella degli under 15. La famiglia media ha 2,1 componenti, ma le famiglie con un solo componente sono il 40%: single, anziani soli, e stranieri che vivono in famiglie ternane senza essere parenti (le badanti, in sostanza).

 “In questo nuovo rapporto sulla demografia sono descritte, nella crudezza dai dati, le emergenze più importanti e per certi versi drammatiche, delle quali siamo ben consapevoli e con le quali dobbiamo confrontarci ogni giorno come amministratori della città”, commenta il sindaco. “Dati che, purtroppo si aggiungono a quelli altrettanto drammatici sulla disoccupazione giovanile”.
“E’ chiaro a tutti che si tratta di tendenze che si sono messe in moto da tempo. Per arrestarle – continua il sindaco – non serve la bacchetta magica, quanto piuttosto una visione di lungo periodo. In primo luogo, come abbiamo più volte sottolineato nei nostri documenti di programmazione, è necessario immaginare un nuovo modello di sviluppo per la città che si affianchi e non necessariamente sostituisca quello precedente, ma che possa fornire occasioni di lavoro ai giovani consentendo loro di restare qui e di creare una famiglia: per questo senza negare la tradizionale vocazione manifatturiera dei nostri territori e l’enorme esperienza accumulata in questi settori che vanno difesi con tutte le nostre forze, abbiamo iniziato a lavorare per una città più attrattiva con la realizzazione graduale di nuove infrastrutture nei settori del turismo, dello sport, della ricerca e dell’innovazione, particolarmente adatti a possibilità di occupazione per i giovani”.

E non basta. Aggiunge il sindaco: “Allo stesso tempo dobbiamo orientare le nostre politiche del welfare basandoci sui dati demografici che ci parlano di una città più anziana rispetto alla media nazionale, con famiglie sempre più ristrette, con sempre meno nascite e con una presenza di stranieri molto più elevata rispetto alla media nazionale. Dovremo perciò sviluppare e stimolare politiche di comunità, affinché la gente, gli anziani delle tante famiglie mononucleari si sentano meno soli. La città, i suoi servizi sociali e la comunità cittadina, dovranno sempre di più sostenere le famiglie giovani di nuova formazione e i cittadini più fragili della nostra comunità, attraverso politiche mirate”.

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