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Il Pd ternano resta senza segretario: Grimani va con Renzi

E intanto punta sul “nuovo” e candida Paparelli

Paparelli e Grimani

Si sono riuniti a Terni quelli del Pd ed hanno preso decisioni per le prossime regionali. L’assemblea comunale ha deciso di dar vita ad un coordinamento che sarà “punto di riferimento della campagna elettorale”.

Coordinamento. Ma di che? E di chi? Perché l’assemblea si è tenuta lunedì, quando le dichiarazioni di Di Maio erano fresche fresche. Ma forse non erano ancora del tutto chiare, perché vabbè che Di Maio il giorno dopo dice qualcosa di diverso dal giorno prima, ma di primo acchito ha parlato di un rinnovamento profondo, di un fuori tutti e di un candidato presidente “civico”. In attesa di nuove “ondivagazioni” intanto a Terni si è deciso all’unanimità che il nuovo è quello vecchio e che il candidato del Pd ternano è Fabio Paparelli, il vicepresidente della giunta Marini, poi presidente facente funzioni dopo le dimissioni di Catiuscia per lo scandalo concorsopoli.

Quindi decisione per Paparelli, poi si a tutto il resto, chi lo ha deciso lo ha deciso: l’importante è ritagliarsi uno strapuntino. Sì alle proposte di Di Maio, come s’è detto, si a Fora candidato presidente, sì al coordinamento.

Dopo di che è arrivato l’annuncio di Renzi che lascia il Pd portandosi appresso un certo numero di parlamentari fedelissimi. Il che equivale a dire che il Pd ternano avrà pure un coordinamento elettorale, ma non il segretario, dato che Leonardo Grimani mica lascia chi l’ha portato a Palazzo Madama.

Meno male che c’è allora ‘sto coordinamento che oltre che a “essere punto di riferimento in campagna elettorale” dovrebbe favorire un “rinnovamento interno profondo e costruire le fondamenta di un nuovo spazio politico cittadino aperto alle migliori forze della società civile. Fin dai prossimi giorni saranno coinvolti i circoli territoriali e di quartiere per poter recepire al meglio le istanze dei singoli territori comunali”.

Qualcuno è scettico? Stia sereno, succederà: lo dicono da una decina di anni e prima o dopo il rinnovamento lo faranno davvero. Non loro, ma gli elettori.