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Acciaierie, al Mise un altro incontro inutile. Duecento posti a rischio

Non dev’essere comodissimo in questa fase essere Massimiliano Burelli. Qualche nuvola all’orizzonte delle acciaerie di Terni c’è. I sindacati – soprattutto – premono, vogliono sapere, da lui, dall’amministratore delegato di Ast quale sarà il piano industriale per lo stabilimento siderurgico ternano. E Burelli che può rispondere se non quello che ha risposto nell’ennesimo incontro, tenutosi il giorno avanti di San Valentino, al ministero dello sviluppo economico, e cioè niente? O è un furbo di tre cotte, o si troverà in un qualche disagio quando è chiamato a dare risposte che, francamente, non sembra aver la possibilità di dare. Stando alle comunicazione dei sindacati, l’ingegnere a Roma ha illustrato non il piano industriale, ma le linee guida che dovranno ispirarlo (o che lo ispireranno): occupazione, volumi produttivi, investimenti. Il trionfo dell’ovvio. I titoli dei capitoli di un libro tutto da scrivere. Ma l’autore – tedesco – non sembra ispirato, al momento. E’ la ThyssenKrupp quella che deve rispondere, che deve dire, spiegare, illustrare quale destinazione intende dare al polo siderurgico ternano che – se lo dimenticano in troppi al di qua delle Alpi – è pur sempre il più importante produttore italiano di acciaio inossidabile, per dire che è il più importante e quasi unico depositario di una produzione strategica per un’Italia grande consumatrice di inox.

Il Ministero dello Sviluppo Economico sembra abbia preso coscienza del fatto, ma non può limitarsi alle dichiarazioni e poi restare a guardare. E’ necessaria un’azione determinata, invece. Qualcuno che vada a bussare a qualche porta in Germania o in Europa per rappresentare – seriamente – le esigenze italiane prima che ternane. Ma di questi tempi questa sembra la richiesta di chi viene dalla Luna.
E quindi quello del 13 febbraio è stato un altro incontro interlocutorio, cui la ThyssenKrupp non ha partecipato, il ministero ha mandato un funzionario che non ha mai trattato la questione, di conseguenza la Regione si è limitata, anch’essa, ad inviare un funzionario,mentre il sindaco di Terni, Latini, c’era con tanto di assessore comunale all’ambiente di scorta. Mossa intelligente quest’ultima, ma che appare al momento velleitaria, perché per parlare della questione salute-occupazione, ammesso che si trovi un interlocutore disponibile, sarà forse il caso prima confrontarsi con qualcuno del “ramo” anche da queste parti, cosa peraltro su cui lo stesso sindaco si è pronunciato: “Da parte dell’azienda c’è stato l’annuncio, accolto positivamente, di investimenti per 57 milioni di euro nel biennio 2019/2020, di cui 20 milioni per investimenti in tema ambientale, oltre i 10 già previsti per la problematica relativa alle scorie – ha riferito Latini – Si tratta a nostro parere di investimenti fondamentali in vista di un nuovo patto tra la città e Ast di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi. Ma proprio per questo abbiamo chiesto che gli interventi e le strategie a tutela dell’ambiente sostenute da tali investimenti, debbano essere condivisi con le istituzioni locali che rappresentano i cittadini ternani”.
Comunque i sindacati insistono e chiedono un altro incontro, sempre al Mise, ai primi di marzo e in quella occasione vorrebbero che almeno Burelli portasse un pezzo di carta su cui discutere. Loro, i sindacati, ovviamente c’erano al Mise, ed in forze: insieme alle Rsu le segreterie nazionale di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Fismic, Ugl, Usb.
“Le linee guida illustrate oggi dall’azienda – hanno dichiarato Rosario Rappa, segretario nazionale, e Mirco Rota, coordinatore nazionale della siderurgia per la Fiom – riguardanti occupazione, produzione e investimenti non ci hanno convinto. Sia perché si riducono i volumi da produrre rispetto al vecchio piano, sia perché si riduce l’occupazione, con 68 esuberi tra i diretti e i 136 interinali, e sia perché non c’è chiarezza per quanto riguarda la qualità e l’efficacia degli investimenti”. Per la Fiom “rimangono forti dubbi per quanto riguarda il proposito aziendale di procedere con alcune terziarizzazioni, ad oggi non specificate”. “Per evitare di trovarci davanti a situazioni sgradevoli – concludono Rappa e Rota -abbiamo chiesto al governo, che ha dichiarato di ritenere strategica l’azienda e la sua produzione di acciaio inox, di seguire direttamente la trattativa e all’azienda di non prendere iniziative unilaterali fino al prossimo incontro.”