Mario Mobilio, l’amore per la sua terra calabra e la passione per la poesia

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Mario Mobilio

Due grandi passioni, aveva Mario Mobilio. Entrambe patrimonio possibile solo per chi ha un animo predisposto ad apprezzare l’immateriale: i sentimenti, i ricordi, magari la memoria di un sapore, di un profumo della sua giovinezza. Un amore sconfinato per la sua terra di origine, la Calabria; ed una venerazione altrettanto sconfinata per la poesia, per un verso, una parola… Ne ha scritte di poesie! E con quale trasporto gli piaceva leggerle agli amici anche se si stava a tavola per una “merennata”, per una cena fatta solo per guardarsi in faccia e stare insieme. Parlando di sport, di politica, di piatti e di cucina. Di tutto quello di cui si parla, quando ci si incontra in – seppur contenuta – allegria, tra amici. Se c’era Mario c’era sempre un poco di tempo che “obbligatoriamente” andava dedicato alla poesia, alla cultura bene o male.

Con che impegno si dava da fare per organizzare, da membro dell’Associazione San Valentino-Borgo Garibaldi nell’organizzare il concorso di poesia per la festa del santo del’Amore. I contatti con i circoli di poeti di mezzo mondo che invitava a partecipare, la raccolta delle opere, la fissazione minuziosa di regole e prescrizioni perché il concorso fosse comunque “una cosa seria”. I giurati, i lettori dei versi il giorno della premiazione, il giorno di Mario Mobilio, avvocato calabro-ternano, ma soprattutto – nella propria autoconsiderazione – poeta. Poteva gustare il momento in cui proprio la sua “arte” diventava protagonista.

Ci ha lasciato all’improvviso Mario, mentre era tornato per le ferie proprio in Calabria. Se avesse per forza dovuto scegliere da dove abbandonare l’esperienza terrena, avrebbe scelto di farlo lì dov’è successo: nella sua amata Nicotera dov’era nato e da cui il suo cuore non s’era mai allontanato.

w.p.

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