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Fratelli coltelli: è polemica a colpi bassi tra FdI e l’ “ex” Fiorini

Fiorini Fratelli
Emanuele Fiorini

“Due volte nella polvere, due volte sull’altar…”. Le cose, in verità, per Emanuele Fiorini sono andate esattamente alla rovescia: prima sull’altare, poi nella polvere. Ma d’altra parte lui non è manco Napoleone.  Ha cominciato con un exploit: nel 2015 candidato per la Lega Nord finì eletto consigliere regionale con quasi 2.500 voti. Nel 2018 eccolo di nuovo candidato: al consiglio comunale di Terni: E’ eletto con oltre mille voti personali e fa innervosire Enrico Melasecche soffiandogli il titolo di mister preferenza: 1.022 per Fiorini, 1.015 per Melasecche.

Due volte sull’altare Fiorini. I numeri dicono che è lui l’uomo di punta della Lega. Invece manco per niente. Eppure era stato il punto di riferimento dei “lumbard” e mica per caso, quando si trattò di scegliere il candidato sindaco di Terni, il nome fu suggerito da Fiorini che “spinse” per un amico che era stato suo testimone di nozze: Leonardo Latini.

Ma dopo il successo Leghista, per Fiorini inizia la discesa, talmente rapida come se, seduto su uno slittino, fosse stato lanciato lungo la pista da bob. Se ne va dal gruppo consiliare della Lega – che nel frattempo si è rimpinguato con transfughi da Forza Italia e dal Movimento Cinque Stelle. Annuncia il passaggio ai Fratelli d’Italia, dove poco tempo prima è accaduto qualcosa di “misterioso”: come un fulmine a ciel sereno erano arrivate le dimissioni dalla giunta comunale ternana da parte di Marco Cecconi. Qualche malessere da quelle parti c’è.

Quando a FdI approda Fiorini, consigliere regionale uscente, lo danno per sicuro candidato per l’imminente rinnovo dell’assemblea di Palazzo Cesaroni. E così è: 1339 voti non gli bastano però per tornare sui banchi del consiglio regionale. Cose che succedono: si vince e si perde.

Ma in FdI Fiorini: regge poco. Con la storia di Cecconi lui non c’entra, si tratta di due fatti distinti, ma evidente quel “qualche malessere” persiste e lo spinge a cambiare di nuovo gruppo consiliare. Passa al misto, afferma di considerarsi consigliere di maggioranza, ma annuncia pure che si riserva di agire sempre secondo coscienza il che significa che, svincolato da qualunque accordo, le proposte della giunta le voterà solo quando si troverà d’accordo. E così quando si costituisce il gruppo consiliare “Uniti per Terni”, – eterogeneo e trasversale, ma non troppo – che annuncia quelle stesse posizioni è ovvio che aderisca.

Fiorini diventa un pungolo- Un po’ di esperienza l’ha fatta, a volte assume atteggiamenti “movimentisti” con prese di posizione che, lui vorrebbe, clamorose. Non sempre riesce nell’intento, nel senso che seppur clamorose sulla carta quelle iniziative non trovano la considerazione che lui sperava. Ma dagli oggi, dagli domani… si arriva  all’altro giorno, quando in consiglio comunale convocato “da remoto”, annuncia di non essere in condizione di ascoltare bene ciò che dicono gli altri consiglieri e che quindi non parteciperà al voto. Seppur gli argomenti in discussione non fossero di sconvolgente caratura politico-amministrativa.

Uno “strarompi”, insomma? Anche se fosse uno abbozza, sfugge l’occasione. Invece no. Eccoti una nota al veleno di Fratelli d’Italia.  “Di fronte all’ennesimo teatrino sguaiato del consigliere Emanuele Fiorini inscenato durante la seduta di consiglio comunale di martedì 15 settembre, il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia unitamente ai vertici comunali e provinciali vuole condannare sotto ogni forma le provocazioni e le gravi affermazioni del suo ultimo delirio. Il povero consigliere Fiorini – si legge nella nota – ormai è un ectoplasma che si aggira da solo nell’aula del Consiglio visto che non solo l’opposizione, ma addirittura il gruppo consiliare Uniti per Terni a cui appartiene, sembra averlo scaricato”. E fortuna che Fiorini nel partito non ci sta più. Confermano di ricordarselo quelli di Fratelli d’Italia, quando aggiungono: “Da tempo l’unica coerenza del Consigliere Fiorini è quella di cambiare bandiera e attaccare in modo esclusivamente pretestuoso chiunque abbia la capacità, per lui sconosciuta, di ragionare ed elaborare proposte. Nel corso dell’ultima seduta, rifiutandosi categoricamente di esercitare il proprio diritto di voto per qualsiasi atto all’ordine del giorno, ha dimostrato una volta ancora il suo reale interesse per la politica e per la città, ovvero quello di percepire il gettone di presenza a cui non ha minimamente accennato di rinunciare pur non avendo espletato il proprio dovere di consigliere comunale all’interno del plesso consiliare”.

Valutazioni politiche, certo, seppure non espresse con un minimo di savoir faire.

E Fiorini? Si porta la botta? Apparentemente impassibile diffonde un comunicato in cui riferisce che “Nel Consiglio Comunale svoltosi il 15 settembre è stato votato e approvato un atto di indirizzo avente per oggetto la “promozione dei concorsi d’architettura ed urbanistica per progetti particolarmente complessi del Comune”. Si tratta di adottare procedure – secondo Fiorini – anche per “…progetti di fattibilità tecnico-economica” che hanno “un costo aggiuntivo per l’Amministrazione Comunale e io non comprendo la ragione di tale scelta. Se da un lato l’Amministrazione continua a ripetere che i soldi non ci sono per aiutare chi ha bisogno, a causa della situazione economica ereditata, dall’altro decide di spendere due volte per le stesse cose”. Poi anche Fiorini dimentica l’aplomb, adombra conflitti d’interesse all’interno del Gruppo dei Fratelli d’Italia, tira in ballo parentele , nomine ed assunzioni e conclude con una considerazione : “A quello stesso partito alle ultime regionali ho portato 1.400 voti dalla provincia di Terni. Oggi si agitano contro di me, ma…”. Che significherà quel “ma” seguito dai punti di sospensione? “Su una cosa – aggiunge Fiorini – devo dare ragione a FdI: quando dice che sono l’unica voce fuori dal coro”.

Poi dice che il dibattito politico a Terni langue!