Alla Ferriera fondo di solidarietà per gli operai infortunati

5 gennaio 1887- Angelo Sinigaglia, proprietario della Ferriera di Terni, istituì un fondo di solidarietà per gli operai della sua azienda, è stanziò cinquemila lire annue da utilizzare nel caso che qualche dipendente “potesse essere incorso in qualche disgrazia all’interno del suo stabilimento”. D’altra parte Angelo Sinigaglia, padre di Oscar Sinigaglia rimasto maggiormente impresso ai ternani per il piano che costò i massicci licenziamenti degli anni Cinquanta del secolo scorso, era uno di quei “numerosi imprenditori impegnati anche in ruoli politici de in compiti anomali di avanguardia militante e protettiva del sistema sociale” (Lucio Villari, L’insonnia del Novecento: le meteore di un secolo). Aveva quindi una visione particolare del ruolo di un imprenditore nella società italiana di fine secolo XIX inizio del XX. E proprio al ruolo di un imprenditore che tiene a cuore anche le esigenze sociali, adottò quel provvedimento.

Ferriera
Oscar Sinigaglia

La ditta “Angelo Sinigaglia & C.” aveva sede a Roma e era cresciuta nella seconda metà dell’Ottocento grazie all’attività di fornitrice di travi in ferro per l’edilizia, prodotte nella Ferriera Ternana. Angelo Sinigaglia era un magnate della siderurgia italiana – scrisse nella propria autobiografia il figlio Oscar – e nella sua concezione di profonda onestà” si uccise proprio il giorno in cui, con l’azienda sull’orlo del fallimento, avrebbe dovuto riconoscere in Tribunale di non aver fondi sufficienti per onorare i propri debiti.

Era il 1. maggio del 1894. Da quel giorno l’azienda passò in mano di Oscar, giovinetto di sedici anni, che però nel giro di poco tempo riusci a portare in pari il bilancio della Ferriera di Terni.

 

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