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Acciaierie e appalti: i sindacati attaccano e vogliono quantomeno spiegazioni

Il reparto Acciaieria all’Ast

L’indotto preoccupa. O meglio: torna a preoccupare. Ogni anno c’è il rischio che gli appalti con “ditte terze” non siano rinnovati dall’Ast. Per il 2019 sembra ormai certo che, dal 1. Ottobre, ciò accadrà per la manutenzione dell’area a caldo, che poi sarebbe quella costituita dagli altiforni, la laminazione a caldo e le fucine. Prima la Confartigianato, che rappresenta anche le piccole e medie imprese, poi le segreterie dei sindacati metalmeccanici, hanno preso posizione. Una posizione decisa, di critica al senso di “rispetto” della realtà economica che vive intorno all’Ast e spesso dell’Ast. La quale ultima, chiaramente – come specificano i sindacati – ha diritto di scegliere a chi, come e quando assegnare gli appalti. Però…

Però è chiaro che l’atteggiamento di Ast venga valutato come il segno di una scarsa attenzione alle esigenze di un territorio che convive con la fabbrica da quasi 140 anni, che dalla fabbrica ha avuto ma che alla fabbrica ha anche dato molto: “L’Ast, con tutte le consolidate relazioni di indotto, è un patrimonio storico del territorio che va difeso e promosso. Confartigianato Terni,  che per missione istituzionale promuove e sostiene le imprese locali, a maggior ragione in questo caso esprime la convinzione che la competitività dei poli industriali discenda non solo, come è logico, dal controllo dei costi, ma anche dalla capacità di integrazione delle imprese dell’indotto, sia in termini di asset produttivi che in termini di connessione dei processi, che di consolidamento delle relazioni personali e territoriali”, si legge in una nota dell’associazione. “Le oltre 300 Micro e Piccole imprese artigiane, con i loro 1500 addetti circa, da sempre sostengono e garantiscono con professionalità la presenza e la crescita della grande industria nel nostro Territorio, con evidenti benefici sia in termini economici che sociali”, ricorda Copnfartigianato.

I sindacati metalmeccanici, per parte loro, sostengono che “nella libertà di Ast nell’assegnazione degli appalti” è “non più rinviabile una discussione sull’intero sistema degli appalti, che porti ad un accordo tra le parti come già fatto per il Protocollo sulla Sicurezza, perché è nostro obiettivo garantire tranquillità e stabilità per i lavoratori e le tante famiglie legate al mondo delle aziende terze. Nel mese di settembre, scadono molti appalti collegati alle manutenzioni di stabilimento e come accade ormai da diversi anni c’è il rischio concreto che i tanti lavoratori interessati ne subiscano le conseguenze dal punto di vista occupazionale”.

A parere delle organizzazione sindacali, quel che accade è segno  di  “disattenzione da parte della committente Ast nell’affrontare la gestione degli appalti e di conseguenza lo scarso interesse delle condizioni di lavoro dei dipendenti delle ditte terze. L’esempio più calzante è quello del consorzio “Terni Risorse”, al quale, per ammissione di alcuni datori di lavoro, non sarà rinnovato l’appalto con Ast per la parte di manutenzione dei reparti Acc, Lac e SdF a partire dal 1 di Ottobre 2019”. Un cebtinaio di lavoratori di Terni Risorse rischiano “i ripercussioni dal punto di vista occupazionale”. E’ questo di “Terni Risorse” il problema più impellente e dato che “ad oggi non è ancora arrivata nessuna comunicazione ufficiale dalle parti interessate, tantomeno dalla committente Ast e ritenendo questo l’ennesimo esempio di un atteggiamento che non tiene conto delle corrette relazioni sindacali” si chiede un incontro urgente. Lo scopo è “chiarire tutti gli aspetti di questa vicenda e un concreto impegno dell’Ast affinché si faccia garante nella trasparenza e gestione del cambio appalto a partire dal comunicarci chi si è aggiudicato l’appalto in questione, favorendo un’interlocuzione con la nuova società che subentrerà, con l’obiettivo di mantenere i livelli occupazionali, gli aspetti contrattuali, salariali e di sicurezza dei tanti lavoratori coinvolti”.