Coldiretti e la questione cinghiali: la Regione propone solo “pezze calde”

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Albano Agabiti, presidente di Coldiretti Umbria

L’assessore regionale Roberto Morroni era convinto di aver trovato una soluzione: i cinghiali fanno danni all’agricoltura? I cinghiali si sono moltiplicati in modo abnorme? Caccia di selezione, si è “inventato” lui, inserendoli tra gli ungulati che possono essere appunti tenuti a bada, in riferimento alla “popolazione residente” in Umbria, arrivando persino a assimilare i cinghiali ai daini e ai cervi che, come noto, pullulano in tutta l’Umbria.

Quelli della Coldiretti, che da un pezzo stanno chiedendo un intervento risolutivo non hanno compiuto lo stesso salto di gioia dell’assessore. “Pur prendendo atto dell’impegno sul problema cinghiali profuso dall’Assessore regionale all’agricoltura, ribadiamo la necessità di provvedimenti sistematici, condivisi e più incisivi. Una richiesta, quella di maggiore tempestività degli interventi di urgenza – spiega Albano Agabiti presidente Coldiretti Umbria – che abbiamo espressamente indicato, insieme ad altre misure, anche nel nostro Manifesto “Tuteliamo territorio e imprese”, ma che ancora l’ultimo provvedimento adottato non soddisfa”.

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L’assessore Roberto Morroni

Insomma la Coldiretti considera la decisione dell’assessore quasi come una bella pezza calda. “Per questo – afferma Agabiti – proseguiremo, nelle sedi opportune, a ribadire la nostra convinzione che non bastano, davanti all’eccezionalità della situazione aggravatasi con la pandemia, “interventi spot”, ma una gamma di soluzioni studiate e condivise da un tavolo “tecnico”, con tutti gli attori interessati a risolvere la problematica. Occorre – aggiunge il presidente di Coldiretti – una strategicità univoca, coordinata e omogenea, che vada oltre al susseguirsi di interventi che agli occhi delle imprese agricole potrebbero risultare solo come un ennesimo “palliativo”.

“Come Coldiretti, come previsto dal nostro Manifesto – prosegue il direttore regionale Mario Rossi – continuiamo a chiedere un impegno e un’azione più ampia che implichi la collaborazione di tutti e che possa sciogliere i tanti nodi che la questione porta con se, come quelli di un censimento della popolazione degli ungulati, della gestione dei Parchi, ma anche dei danni e delle “risorse” a disposizione, con una necessaria “fotografia” quanto più vicina alla realtà che possa aiutare nelle scelte da mettere in campo. Se come sembra ormai appurato – conclude Rossi – ci troviamo di fronte ad un sistema di gestione della fauna selvatica che non ha funzionato al meglio, serve un’impostazione organica delle misure da adottare, su cui anche il fattore tempo risulta decisivo”.