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1950, la “Terni” nel mirino dei trust privati

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La situazione appariva piuttosto complicata: la minaccia di licenziamenti gravava già sulla testa dei lavoratori delle acciaierie di Terni, degli stabilimenti elettrochimici di Papigno e Nera Montoro, delle miniere di lignite del Bastardo. Per questi ultimi si erano annunciati licenziamenti per il mese di agosto di quello stesso anno, il 1950. La Terni, controllata dall’Iri, era sottoposta all’assalto di tre grandi gruppi privati nei settori portanti della sua attività: la Montecatini nel settore chimico, la Falck nel settore siderurgico, la Sme in quello elettrico. Senza contare che si profilavano all’orizzonte grossi guai legati al piano Sinigaglia di ristrutturazione della siderurgia, e all’attività del cartello franco-tedesco dell’acciaio. Anche nel settore idroelettrico, pur nella carenza di energia, la Terni non faceva marciare i cantieri del Recentino e del Vomano (i cui lavoratori erano in stato di agitazione), mentre nel bacino minerario di Bastardo  giaceva inutilizzata una quantità di lignite pari a 25.000 tonnellate.

Si leggeva, in sostanza, una volontà del governo italiano di favorire alcuni trust privati, mentre il gruppo dal 1948 al 1950 aveva tagliato settemila posti di lavoro con conseguenze pesanti per l’economia umbra e abruzzese.

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Vincenzo Inches segretario Cdl

Per questo al Cgil ternana promosse un convegno sui gravi problemi del complesso Terni, che si tenne il 23 giugno 1950 e che fu, secondo L’Unità “la prima grande assise interregionale indetta per realizzare praticamente il Piano del lavoro nei singoli settori”. Oltre alla organizzazioni sindacali (c’erano anche rappresentanti della Cisl e della Uil) presero parte al convegno, i presidenti delle Camere di Commercio su Perugia e Terni, i sindaci dei più importanti città umbre. A concludere i lavori fu il vicesegretario della Cgil Vittorio Foa mentre la relazione introduttiva fu svolta dal segretario della Camera del Lavoro  ternana, Vincenzo Inches.

Le conclusioni furono alcune richieste al Governo, all’Iri e quindi alla Terni: ultimazione del programma idroelettrico di Recentino e Vomano, la piena utilizzazione degli impianti, il potenziamento del settore chimico proseguendo la produzione di solfato a Nera Montoro e garantendo l’ occupazione a Papigno; la ricostruzione della centrale termoelettrica del Bastardo.