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Terni, l’indennità di Melasecche e il Pd che cavalca la tigre

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Tiziana De Angelis e Francesco Filipponi

La vicenda dei dubbi che sarebbero stati sollevati dalla Corte dei Conti in merito alla corresponsione dell’indennità di carica a amministratori pubblici pensionati, ha due facce. Una giuridica – e su questo semmai tocca alla magistratura contabile far luce – ed una che si potrebbe definire più “politica” o quanto meno di opportunità. Inutile stare a ricordare che in base a questo principio sindaci di Terni hanno rinunciato all’indennità dato che percepivano già l’appannaggio per essere stati in Parlamento.

Intanto: quali sarebbero i dubbi della Corte dei Conti? C’è chi riferisce si tratti del fatto che da pensionato (di Bankitalia) e da titolare di vitalizio (per essere stato consigliere regionale) Enrico Melasecche avrebbe dovuto prestare gratuitamente il proprio impegno di assessore comunale a Terni in seno alla giunta Latini dov’è rimasto fino alla recente chiamata nella giunta regionale umbra. L’articolo di legge cui nelle notizie di stampa si fa riferimento si presta ad interpretazioni non univoche, in quanto il riferimento sembra più consono ad “incarichi di studio e di consulenza”. Solo che è ovvio che si scateni il dibattito quando al centro delle voci c’è un nome come quello di Enrico Melasecche, data la notorietà derivante da quasi tre decenni di presenza nelle amministrazioni pubbliche e date alcune predisposizioni caratteriali della persona. Naturale – ormai – anche che sui social, un’arma a doppio taglio, si scateni il dibattito e si formino le catene di tifosi.

C’è però, adesso, anche un’uscita ufficiale e congiunta dei due consiglieri comunali ternani del Pd per cui il lato politico della vicenda assume un altro peso.

 “Non entriamo nelle questioni giuridiche e normative sollevate dalla Procura della Corte dei Conti in merito all’indennità di amministratore comunale percepita dall’ex assessore comunale, attuale assessore regionale, Enrico Melasecche”, dichiarano i consiglieri del Pd Francesco Filipponi e Tiziana De Angelis. “Ci sentiamo legittimati ad una annotazione politica – proseguono i due –  constatiamo che su una persona si concentrano pensione, vitalizi legati ad una lunga attività politica e, non ultimo, nuove indennità legate a nuovi incarichi amministrativi. Non dovrebbe intervenire la magistratura, dovrebbe bastare la sola sensibilità politica ad evitare situazioni imbarazzanti. Vista la sua personalità e il suo ego, non chiediamo al già vicesindaco, consigliere comunale, consigliere regionale, assessore comunale e assessore regionale, di mettere un punto alla sua trentennale attività di pubblico amministratore, ma quantomeno di lasciare nelle casse degli enti che amministra indennità che seppur cospicue per ogni altro cittadino, oltre tre mila euro al mese, diventano oltretutto minimali per chi già gode dei vitalizi regionali”.

“Sarebbe soprattutto un atto opportuno da chi per anni si è elevato a censore e a giudice morale delle condotte altrui. A tal proposito, ricordiamo in tal senso, che nella storia di questo comune ci sono stati anche amministratori che hanno rinunciato alla propria indennità e che hanno evitato accuratamente di sommarla a vitalizi o retribuzioni da parlamentari. Sottolineiamo che nell’ottica del risanamento dell’Ente ogni contributo è valido, è che 36 mila euro l’anno di indennità percepita da un solo amministratore rappresentano comunque una somma che potrebbe essere spesa altrimenti per la città. Sottolineamo che chi fa incetta di cariche e di indennità non lascia spazi alle nuove generazioni. Infine, sempre in tema di coerenza, chiediamo come possano coesistere l’attuale assessore Melasecche infuriato perché la città è stata informata per l’indagine avvitata dalla Corte dei Conti con il consigliere di opposizione Melasecche che non si poneva alcun limite e che forse di fronte alla corrispondenza tra Comune e Corte dei conti – dicono Filiponi e De Angelis – stranamente secretata nel protocollo del comune di Terni avrebbe chiesto l’invio dei caschi blu dell’Onu”. 

Presunto danno erariale per l’indennità da assessore comunale percepita da Enrico Melasecche da luglio 2018 a novembre 2019. A riportare la notizia è l’edizione ternano del quotidiano Il Messaggero. E’ quanto scrive la Corte dei Conti dell’Umbria nel procedimento aperto per presunta violazione dell’articolo 5 del decreto legge 95/2012 sulla ‘Riduzione di spese delle pubbliche amministrazioni’. I documenti Nella mail inviata a Palazzo Spada il 24 gennaio 2020, la Corte dei Conti parla di «presunto danno erariale da conferimento di incarico non gratuito di assessore ad Enrico Melasecche presso il Comune di Terni». Melasecche, secondo i magistrati contabili, non poteva percepire l’indennità di assessore comunale (3.279,71 euro al mese) perché già in pensione, ma solo svolgere l’incarico a titolo gratuito. «E’ fatto divieto alle pubbliche amministrazioni – recita il comma 9 dell’articolo 5 – di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza. Gli incarichi, le cariche e le collaborazioni di cui ai periodi precedenti sono comunque consentiti a titolo gratuito»