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Terni, il Palasport, il mercato e la fiera della vanità

Terni, il Foro Boario sede del mercato del mercoledì

2021? Dovrebbe essere una data, indicare un anno, il prossimo. Ma rischia di diventare sono un ambo secco da giocare su tutte le ruote. 2021, anzi l’estate del 2021, fu indicata – ai tempi delle dichiarazioni roboanti che servivano a stupire la platea e a mettere in berta voti in più alla prima occasione, come la data in cui si sperava di inaugurare il nuovo Palasport di Terni, lì, a fianco allo stadio, al campo Boario.

D’altra parte bastava fare due conti, nell’agosto del ’19. E che ci vuole, ha pensato l’assessore del tempo: faccio l’appalto alla ditta Salini che si è dichiarata interessata; raccapezzo i soldi un po’ di qua e un po’ di là contando sullo zoccolo duro e tranquillizzante degli amici della Fondazione Carit; sposto il mercato del mercoledì; sposto il centro di raccolta dei rifiuti dell’Asm; caccio i grossisti di frutta e il mattatoio verso i confini col Comune di Narni et voila, è fatta. Già si vedeva nelle fotografie sui giornali con le forbici in mano, l’assessore.

Invece sta andando male. Il bando per la gestione del mattatoio nuovo? Deserto. L’asta per cinque lotti da assegnare ad altrettanti grossisti di frutta? Deserta. Capirai: base d’asta oltre settemila euro l’anno con offerte a salire; spese per mettere i cubi che dovranno diventare magazzini a norma in tutto e per tutto; spostarsi in luogo più che decentrato e cacciar fuori, sull’unghia, qualche decina di migliaia di euro. E chi schioda! Dice: ma tanto non servono a granché perché ormai la rutta all’ingrosso vanno tutti a comprarla a Roma. Ma non è del tutto vero. La grande distribuzione può darsi, ma al commercio diffuso vogliamo dare un’altra botta tra capo e collo?

Il mattatoio: chi ne ha avuto la gestione finora, prima di abbandonare e provare a spostarsi deve bonificare il sito del Foro Boario: una tombola, per smaltire tonnellate di amianto che al tempo della costruzione, ormai qualche decennio fa, andava bene e lo si metteva dappertutto. E chi glielo fa fare?O almeno è ovvio che cerchi di evitare una spesa ingente e improduttiva.

Ma la perla più preziosa è un’altra. L’idea di spostare il mercato settimanale del mercoledì addirittura ai giardini pubblici della Passeggiata appare per lo meno singolare. Un luogo che ormai è un giardino monumentale sia per le essenze e le specie arboree da cui è popolato sia per le testimoniane archeologiche che una volta venivano utilizzate come “abbellimento” realizzando sedute e tavolinetti con capitelli d’epoca romana, usando una sfinge che ornava l’ingresso della chiesa di San Giovanni Decollato come fontanella dell’acqua pubblica e la sua gemella come motivo di richiamo sul piazzale della chiesa del Carmine. Quegli stessi giardini pubblici che – giustamente – furono difesi in passato criticando i troppi andirivieni di camioncini, con  palanche e tubi innocenti  che servivano per allestire i festival di partito o qualunque manifestazione; quei giardini da cui si volle cacciata la Fiera del Cassero che secondo tradizione lì si teneva una volta all’anno, adesso si vogliono utilizzare per il mercato una volta alla settimana. Tutti i mercoledì. Centinaia di bancarelle, migliaia di persone, centinaia di furgoni, “apetti”, camioncini  che caricano e scaricano, o sostano lì dove i commercianti interessati non vogliono andare perché già sanno che si starà troppo stretti, che non c’entreranno: Che saranno ostretti per trovar posto ad arrangiarsi e si sa, quando ci si arrangia, non si sta a guardare ad una ruota messa su un’aiola o alla manovra fatta di fino senza mai sfiorare né una pianta né un ornamento in pietra.

La grande pensata è stata addirittura quella di una staffetta col vocabolo Staino: d’estate sotto il sole cocente di quello spazio che diventa rovente; d’inverno – per far spazio al Luna Park o al Circo di passaggio- invece si dovrebbe trasferirsi sotto le piante secolari alla Passeggiata. Un’altra alternativa, usare corso del Popolo, come accade ormai per le tradizionali fiere, vede il parere negativo dei vertici del Palazzo di Giustizia per questioni di sicurezza.

Solo l’Asm, ma quelli ormai sono dei nostri, ha detto sì. Alla fine il centro di raccolta di certi tipi di rifiuti ingombranti può anche stare al si là della ferrovia, quasi al confine col muro del cimitero.

Insomma, pare che la programmazione sia andata farsi benedire. Tutto per amore di una frase ad effetto, dell’affermarsi come mago merlino dei “sacciofà”.