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Terni e la “fuga dei cervelli”

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La Camera di Commercio? Al momento non si sa, bisogna aspettare quel che deciderà la Corte Costituzionale sulla legittimità o meno dell’articolo 10 della Legge Madia. A regola di bazzica, comunque, per il momento è ancora aperto l’iter che forse (ma forse anche no) porterà all’accorpamento dell’ente camerale di Terni con quello di Perugia. Decisione che è ancora discussione, seppure per un pelo. All’epoca, il consiglio della Camera ternana, chiamato a votare proprio sul proprio futuro, non si espresse in favore dell’accorpamento, anche se con un solo voto contrario (quello di Sandro Corsi) e diverse astensioni. Non un no, deciso. Ma un “fermi un attimo”.

Se di quell’accentramento in sede diversa da Terni c’è tempo per discutere non è così per altre attività ed altri uffici decentrati dello Stato: la Banca d’Italia, ad esempio; o quello che una volta si chiamava provveditorato agli studi. L’elenco sarebbe lungo e ne fanno parte anche organizzazioni che statali non sono ma che hanno seguito l’onda ed hanno ora il braccio anche a Terni, ma il cervello a Perugia; da Confindustria a Confagricoltura; da Coldiretti all’Ordine dei Giornalisti. E che dire dell’Università, cosiddetta “regionale”?

Non basta: “Guardiamo con preoccupazione quanto sta accadendo alle istituzioni decentrate dello Stato. Terni sta perdendo i principali centri decisionali e un evidente indebolimento degli organi di controllo” hanno sottolineato Cgil, Cisl, Uil di Terni presentando un documento congiunto che vuol essere una piattaforma su cui costruire le azioni per fronteggiare il declino di una città. E i sindacati aggiungono altre sigle per le quali non esiste più un cervello a Terni: l’Arpa, che vuol dire ambiente dentro e fuori la fabbrica; l’Inps, che vuol dire pensioni, sì, ma anche sostegno a lavoratori su cui ricade spesso il peso della crisi delle aziende; Inail. che significa infortuni sul lavoro, sicurezza , un fronte molto delicato sul quale è essenziale il ruolo di un altro ente che oggi si chiama ITL, ma che è il “vecchio” ispettorato del Lavoro, il cui cervello è finito fuori regione a Rieti. E per finire l’Ausl, che agisce, sì, molto a Terni, ma pensa a Foligno.

Si tratta di questioni, l’ambiente, la sicurezza sul lavoro ecc. che stanno a cuore ai sindacati ternani di più rispetto ad altre, non in quanto sindacati, ma in quanto ternani, vale a dire rappresentanti di gente che lavora, vive, opera e magari studia in quello che è il sito industriale più vasto e “pesante” di un territorio che si espande ben oltre i confini dell’Umbria.

Ma c’è anche un’altra questione: il sistema elettorale regionale, quel collegio unico che sarebbe molto indicato in una Regione delle dimensioni di quella umbra, ma che nella pratica deve tener conto di tante faccende. Un candidato al consiglio regionale del Ternano molto difficilmente sarà eletto se non trova consensi anche nel Perugino, e questo potrebbe – solo in teoria si spera – portare a qualche sudditanza che non avvantaggia nessuno. Men che meno i territori meno ampi.