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Terni e il dopo Covid: testa bassa e pedalare

L’assessore Salvati e la consigliera Pincardini

Uno non se lo sarebbe mai immaginato, ma quando il Covid-19 sarà solo un ricordo la gente di Terni collegherà la pandemia alla fortuna di avere tanti campioni del pedale. Non solo. Terni si dimostrerà città all’avanguardia come tante altre grandi città del mondo che si stanno adattando al coronavirus dando più spazio, nel traffico locale, proprio alla bicicletta. Se qualcuno non ci crede – e c’è – si vada a guardare le dichiarazioni in tal senso da parte dell’assessore comunale ai lavori pubblici e all’ambiente Benedetta Salvati. “Diciamo subito che di carne al fuoco ce n’è moltissima, siamo veramente ad una svolta e finalmente si lavora in maniera coordinata con degli obiettivi chiari per creare percorsi ciclabili utili ai cittadini e collegati fra di loro, una sorta di ciclopolitana, insomma, che ci aiuterà ad uscire da questo brutto periodo riappropriandoci della nostra città, pedalando”, ha annunciato. Alla fine si vedranno arzilli ottantenni sfrecciare in velò? Magari.

Entusiasta l’assessore: grazie alla quarantena, i lavori possono andare avanti spediti e prima o dopo si faranno anche quelli che permetteranno di travalicare Ponte Romano e via dell’Argine in modo da allestire un vero circuito ciclistico che avrà come rettilineo principale via Lungonera. I commercianti di quella strada d’altra parte, sembra che non vedano l’ora (si fa per dire, ovviamente). E poi via con altre ricuciture di tratte già esistenti: via delle Mura, via del Cassero, via Giannelli, Ponte Carrara e, per i più scattanti, la salita verso l’ospedale.  Ma il sogno si sa, resta sempre quello: il collegamento Borgo Rivo-Terni. Ci hanno provato in tutti i modi (treni, autobus, viadotti e sottopassaggi: manca solo una teleferica) ma non è mai venuta bene: forse con le due ruote a propulsione umana andrà meglio.

Sia comunque chiaro che le piste ciclabili in una città sono, davvero, una cosa utile. A prescindere. Se non altro, comunque, è da plaudire all’entusiasmo dell’assessore.

Ma ecco la secchiata d’acqua gelata. Ci pensa la consigliera comunale, capogruppo di Uniti per Terni, Paola Pincardini: “Siamo tutti d’accordo sulle piste ciclabili – dice – ma a noi pare che la questione numero uno nella fase di riapertura e riavviamento della città sia quella economica. In particolare legata al salvataggio delle tante attività commerciali, di esercizi pubblici, di botteghe artigiane che rischiano di non riaprire schiantate da una crisi economica senza precendenti. L’Amministrazione Comunale in questa fase deve pensare esclusivamente alla salvaguardia di quel tessuto commerciale e di esercizi pubblici che da decenni rappresenta una grande ricchezza per Terni, che ne accresce il suo ruolo di comune di riferimento per il territorio, che dà vitalità alla città e sostentamento a tante famiglie”.

Paola Pincardini, col suo intervento, rischia di far nascere un pensiero: non sarà che si parla tanto di piste ciclabili perché almeno non si nota l’immobilismo su altri fronti? Dice infatti la capogruppo di Uniti per Terni: “In queste settimane di emergenza Uniti per Terni ha chiesto alla Amministrazione Comunale non enunciazioni di principio ma fatti concreti, come la riduzione della fiscalità locale per tutti questi soggetti – commercianti, pubblici esercenti, artigiani – che da due mesi non hanno iincassi”.

Possibile che il Comune non abbia niente allo studio? I commercianti, da parte loro, hanno avanzato una sola rivendicazione: riaprire la zona a traffico limitato. Lo chiedono da trent’anni, capirai che novità! Spiegano pure che così i clienti possono parcheggiare vicino ai negozi. In quali spazi non si sa, visto che i parcheggi in quella che oggi è la Ztl non abbondano. E poi c’è una contraddizione: ma quali auto, tutte biciclette e per portare i pacchi si va a lezione in qualche circo equestre e si carica tutto in equilibrio sul manubrio. Basta che non piova, sennò si transiterebbe immediatamente nel settore delle attrazioni internazionali.

Ma torniamo alla Pincardini e ai dubbi da lei sollevati. “Abbiamo anche chiesto agli amministratori comunali, vista anche l’inattività in questo periodo di alcuni di loro, di devolvere le loro indennità, oltre 32 mila euro mensili, per la lotta alla emergenza in corso. Non abbiamo avuto risposte. Oggi chiediamo alla Amministrazione Comunale un piano della mobilità cittadina completamente ripensato rispetto al passato e che sia incentrato soprattutto sulle esigenze del piccolo commercio e degli artigiani. Così come chiediamo un piano complessivo per il sostegno alle attività che rischiano la chiusura. Chiediamo alla Amministrazione di utilizzare tutte – poche o tante che siano – le risorse arrivate dal governo centrale, chiediamo di prevedere diminuzioni significative per la Tosap, l’Imu, l’imposta sulla pubblicità e di attivare, con i risparmi  derivanti dalla sospensione per l’anno 2020 della quota capitale dei mutui comunali, un fondo a sostegno della piccola imprenditoria, un fondo che può essere alimentato in parte anche con una riduzione del 30% delle indennità degli amministratori che superano i 400 mila euro l’anno”.

Risponderanno? Eppure, per esempio,a Guardea quelle cose le hanno fatte. .

Si vabbè, Guardea…