Somma, bus con le orfanelle finisce fuori strada

Somma, 10 giugno 1950

Sulla Somma, con tutti quei boschi attorno, la notte sembrava ancora più profonda. Il traffico era tutt’altro che intenso. Si avvicinava la mezzanotte quando l’autobus scollinò e imboccò la discesa verso Terni. Era diretto a Roma, in pellegrinaggio per l’Anno Santo. Alla guida un prete, don Massignani. A bordo un gruppo di orfanelle, del Piccolo Cottolengo di don Orione. Venivano da Milano. Sull’autobus avevano trovato posto anche altre persone, suore ed accompagnatrici, per cui vi viaggiavano più di quaranta persone.
Iniziata la discesa l’autobus ha cominciato a prendere velocità e don Massignani lo lasciò correre un po’, dopo tutti quegli sbuffi sulla salita della Somma. Ma quando alla prima curva andò a frenare… Buonanotte. Come se col piede avesse pigiato fuori del pedale. Nemmeno il tempo di farsi il nome del padre… L’autobus acquistava sempre maggiore velocità e Don Massignani si vedette perso e con lui considerava perse le orfanelle, le suore, accompagnatrici e accompagnatori. Ebbe però una folgorazione: sulla sua destra, ad una curva secca vide una catasta di fascine. Indirizzò lì l’autobus. La botta fu forte, ma le fascine l’attutirono. L’autobus impennò rimanendo quasi in verticale, col muso in alto. Tutti i passeggeri scesero dalla porta posteriore. Nessuno si era fatto niente a parte il frate direttore dell’istituto milanese, don Fausto Capelli, che riportò alcune escoriazioni alla testa.
I soccorsi arrivarono circa due ore dopo, mentre una famiglia di contadini che abitava non molto lontano offrì la propria ospitalità specie per le bambine. All’una di notte con un autobus più moderno e sicuro tutti furono trasferiti al centro Enpas di Spoleto, dove ricevettero le prime cure. Due giorni dopo ripartirono per Roma. In treno.

 

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