Le terme imperiali di Terni

Opus quasi reticulatum lo chiamano gli storici dell’architettura. E’ una tecnica che, nell’arte muraria romana, fa da trait d’union tra l’opus incertum e l’opus reticulatum. Il suo uso è documentato tra il 100 ed il 55 avanti Cristo, soprattutto a Roma e nelle vicinanze. Ad un esame sommario basato sulle foto scattate da lontano, l’opus quasi reticulatum sembra essere la tecnica usata per quel cunicolo venuto alla luce, ormai da tempo, durante i lavori nell’area dell’ex ospedale, a Terni, in prossimità di corso del Popolo. Tocca agli esperti stabilire cos’è in particolare quel cunicolo e quando fu costruito.

Certo è che in quell’area, nell’epoca Romana, sorgevano le grandi terme di Terni. Lo testimonia Francesco Angeloni nel suo “Historia di Terni”. “Ebbe Terni anche le Terme – scrisse Angeloni nel 1600 – e ne restano vestigia là dove oggi à la Chiesa di Santo Angelo, che per giacere appresso al fiume Nera, de Flumine viene detta”. Via Sant’Angelo De Flumine e, oggi, il nome della strada che porta da corso del Popolo a via Guglielmi, ad una decina di metri da quel cunicolo. La chiesa di Sant’Angelo era stata costruita li, sulle rovine delle antiche terme: una chiesetta, che si trovava all’incrocio con via delle Conce. “Erano grandi e molto capaci – racconta ancora Angeloni parlando delle terme – con mattonati, e in volta fabbricate in modo che per sudare e per lavare vollero da prima gli antichi”.

Terme grandi ma “spartane”, fino a quando, “giunti gli Imperadori a fabricarne piu a pompae ad ostentatione della grandezza e magnificienza loro”, furono arricchite con “Portici e Torri spaciosissime, e larghissimi tetti, e palchi sopra palchi, e pavimenti di varie forti pietre, e di splendidi marmi connessi: e accanto le mura, pure di bianchi marmi incrostate, vedevansi ordini di colonne grandissime, che archi smisurati sostenevano, con larghe finestre di vetro e di trasparenti pietre, dalla natura prima e poscia da antico artificio fabricate, non con altro fine che di recar grandezza e maestà al rimanente: e fino de’ boschetti, de’ natatoi e altre innumerevoli delizie vi erano, piu facili ad essere in questa guida raccontate che per la innumerevole spesa e immensita loro a pieno credute”.

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Per saperne di più:

Francesco Angeloni, “Historia di Terni”, ristampa ed. Thyrus

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