Le lezioni dimenticate del disastro di Marcinelle

L’OPINIONE –

di GIOCONDO TALAMONTI*

Il disastro di Marcinelle avvenne la mattina dell’8 agosto 1956, di sessantatré anni fa, nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio. Si trattò d’un incendio, causato dalla combustione d’olio ad alta pressione innescata da una scintilla
elettrica.
L’incendio, sviluppatosi inizialmente nel condotto d’entrata d’aria principale, riempì di fumo tutto l’impianto sotterraneo, provocando la morte di 262 persone delle 275 presenti, di cui 136 immigrati italiani.
Tale tragedia rappresenta una delle più drammatiche pagine della storia del lavoro nel nostro Paese, opportunamente eletta giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. L’occasione è servita al Capo dello Stato, Sergio Mattarella per ribadire che la Sicurezza sul lavoro è irrinunciabile.
“…La tragedia di Marcinelle, in particolare, è parte della memoria collettiva
dell’Italia e dei Paesi che ne furono colpiti. Il sacrificio di duecentosessantadue
lavoratori, di cui centotrentasei connazionali, ci esorta a promuovere, oggi come in
passato, migliori opportunità di lavoro e massime garanzie di sicurezza per tutti i
lavoratori, in Italia, in Europa e nel mondo. La tutela di tutti i lavoratori e la incessante promozione dei loro diritti costituiscono principi di civiltà irrinunciabili per ogni Paese e sono un obiettivo fondamentale nel processo di consolidamento della comune casa europea e dell’intera comunità internazionale
”.
Un dovere morale per tutti difendere il lavoro e la sua dignità, ad adoperarsi perché
l’istruzione sia alla base della prevenzione. La consapevolezza del valore del lavoro e
dell’importanza della sicurezza deve diventare l’elemento fondativo di una nuova
coscienza nazionale.
A tal proposito ricordo le parole dell’ex presidente della Camera on. Fausto
Bertinotti: “…ho ancora impresse nella memoria le parole di un ex minatore
sopravvissuto alla strage di Marcinelle. Mi disse Presidente, vuole sapere perché 50
anni fa tanti miei compagni rimasero sepolti in galleria? Non si trattò di un corto
circuito o di un semplice incidente tecnico, ma perché allora il carbone valeva più
della vita umana. Se non vuoi che le persone muoiano, allora la vita deve valere più
del carbone
…”.

Un invito a tutte le forze istituzionali, politiche e sociali a puntare sulla cultura della
Sicurezza intesa come prevenzione, come lotta al lavoro nero, come informazione e
formazione continua, come adeguamento alle nuove tecnologie, come lavorare in
sinergia per gli opportuni controlli, come educazione permanente e rispetto della vita
umana…

* Presidente dell’Associazione Politico-Culturale “Enrico Berlinguer”

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