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La marchesa non vuole la Regina a casa sua

Il fatto è che la lotta tra clericali e liberali era molto forte nel 1892. A rendere difficile la vita del clero prima c’era stato il braccio di ferro con la corona, poi se non fosse bastato, ci si misero “certi” politici come il sindaco di Foligno, Francesco Fazi, radicale e massone, considerato un “estremista”. Nel mezzo di una situazione così tesa che ti va a capitare? Arriva il re Umberto I, col

bernabò
Palazzo Bernabò a Foligno

suo seguito, e qualche altro componente la famiglia reale. Non per una semplice visita, ma per assistere alle grandi manovre che, tra la fine di agosto e i primi di settembre vedranno impegnati, nella vasta pianura tra Foligno e Spoleto, il settimo e il nono Corpo d’armata dell’esercito italiano. Il re quindi si tratterrà per un’intera settimana: dal 30 di agosto al 6 di settembre. Sulle prime, visto che i vari battaglioni si sarebbero concentrati a Campello, sembrava che ad alloggiare i reali dovesse essere Spoleto, ma poi si cambiò idea: Foligno era la sede prescelta, perché lì, poi, a conclusione delle manovre il re avrebbe passato in rassegna i trentamila soldati che vi avrebbero partecipato.
La concitazione, l’indecisione? O l’emozione? Qualunque fosse la causa fattostà che si verificò un incidente diplomatico di non poco conto: la marchesa “Delgallo vedova Bernabò” che avrebbe dovuto ospitare la regina Margherita prima disse di sì, ma poi ci ripensò e rifiutò l’ospitalità alla sovrana. Apriti cielo! Gli anticlericali sfruttarono l’occasione e sui loro giornali, primo fra tutti l’Unione Liberale, fu pubblicato un articolo di fuoco in cui si sosteneva che il ripensamento e la conseguente figuraccia nei confronti si sua maestà la regina erano conseguenza di un “caldo” e pressante consiglio che il prete confessore dell’anziana nobildonna le fornì.

Francesco Fazi
Il sindaco Fazi

Lo scopo recondito dell’iniziativa era quello di far fare una brutta figura al sindaco Fazi e a tutta l’amministrazione municipale, dissero.
Era un periodo particolare a Foligno quell’agosto del 1892: il vescovo Federici era stato da poco assassinato e i clericali non mancarono di sottolineare che l’accaduto era legato anche al clima di anticlericalismo dilagante, anche se poi s’accertò che fu una rapina. (vedi).
La povera marchesa si trovò così, per ingenuità forse e comunque suo malgrado al centro di una accesa polemica, che rischiava di minarne addirittura la salute. Non faceva che piangere, ma ormai era fatta. Anche se si cercò di metterci una pezza e ci si impegnò non poco, in ambienti monarchici (ma anche clericali) a far circolare sui giornali “vicini” una versione dell’accaduto molto diversa e comunque edulcorata. Ma quale rifiuto! Ma quale dispetto all’amministrazione municipale! Dopo un iniziale assenso di massima dovuto all’entusiasmo per l’onore derivante dalla proposta, la nobildonna folignate s’era resa conto che la sua dimora non era all’altezza di una così illustre ospite. Tra le lacrime spiegò che “si sentiva umiliata a ricevere la regina in un appartamento non abbastanza conveniente”. Per cui dietrofront. Dalla Marchesa “Delgallo vedova Bernabò” avrebbe dimorato come ospite nella settimana delle manovre il generale Cosenz, che da “rude soldato” poteva adeguarsi a qualsiasi dimora. Per la regina, invece, si trovò una soluzione più acconcia: palazzo Frenfanelli-Cibò. E l’incidente fu dichiarato chiuso. Il re, invece, sostò a Colle del Cardinale, frazione di Perugia che dopo l’assasinio di Monza, diventò Colle Umberto. Anche se poi non mancò occasione, in quella settimana fatidica, per “i soliti facinorosi” di organizzare qualche manifestazione di protesta nei confronti del re. Ma di quello alla marchesa non importava un granché.

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