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Farmacie e concorsi: anche Palazzo Spada rischia “scivoloni”

Emanuele Fiorini, che è uno pratico di lauree, si è chiesto: “Ma a che serve una laurea in giurisprudenza per essere dirigente dell’urbanistica?”. E così, l’ex consigliere più votato della Lega poi passato al Gruppo Misto, ha piantato la “zeppa”.

Certo in periodo di concorsopoli, la “materia” è di scottante attualità,come dicono a Perugia e nel Pd. Il Comune di Terni, con una determinazione dirigenziale, ha bandito concorsi per assumere due dirigenti: uno all’Eedilizia l’altro alla gestione del patrimonio.

Dice Fiorini: “Quelle due figure dirigenziali non sembrerebbero nemmeno comparire nella pianta organica del Comune”. Ma le stranezze, per Fiorini, non finirebbero qui, C’è la faccenda della laurea in giurisprudenza per la direzione urbanistica che compare a fianco alle lauree richieste in ingegneria o in architettura, il che significherebbe – pare di capire – la necessità di possedere una doppia laurea. Ma quanti saranno coloro che, ingegneri, si sono poi laureati anche in giurisprudenza o viceversa? Oltretutto, Fiorini, si chiede pure perché a fianco alla laurea in ingegneria non è richiesta l’abilitazione professionale.

Non è una notizia “freschissima”, quella della “zeppa” di Fiorini, ma se fosse riscontrato quel che denuncia il consigliere ci si troverebbe davanti ad un errore – sicuramente compiuto in buona fede – ma che scalfisce il sentimento di onnipotenza di questa amministrazione. Già “minato” in qualche modo dalla stucchevole vicenda delle farmacie comunali: prima “si vendono”, poi “forse si vendono” e alla fine, “ma chi le vende?”. Dieci farmacie, un capitale non indifferente. Pur tenendo conto che in origine l’Azienda farmaceutica comunale fu concepita come un servizio sociale, e che quindi non tutti i unti venditi debbono per forza essere remunerativi, si tratta a conti di fatti di una fonte di sostentamento per le casse comunali.

Un sostentamento calcolato nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro, ma che sembra – per questioni irrisolte ascrivibili alle giunte precedenti – adesso vada misurato in migliaia, poche migliaia di euro. Il che non sarebbe alla fine un grosso guaio (la “mission” sarebbe comunque rispettata) se non si fossero inserite quelle grosse cifre nel bilancio riequilibrato, “gioiello finanziario” elaborato per evitare l’uragano su Palazzo Spada. E mo’?

w.p.