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Claudio Cipolla, segretario Cgil/”Per il dopo Covid posti di lavoro e nuovo welfare, ma bisogna agire subito”

“La pandemia ha acuito una crisi economica in atto dal 2008 che ora va affrontata con un progetto coraggioso e innovativo per il Sud dell’Umbria”

claudio cipolla cgil

di WALTER PATALOCCO

Metalmeccanici si nasce o si diventa? A  Terni l’una e l’altra, Ma soprattutto metalmeccanici si è. Perché resta dentro l’esperienza del lavoro in una grande fabbrica, di aver vissuto sulla propria pelle l’importanza fondamentale del lavoro che significa dignità e progresso; rispetto degli altri, dei doveri e dei diritti, Un’esperienza che forma una coscienza ed una conoscenza della politica intesa come servizio per la comunità. Claudio Cipolla, 43 anni, è segretario generale della Cgil provinciale di Terni. Ci tiene alla sua “metalmeccanicità”. Alle acciaierie ha iniziato a fare sindacato, trovandosi subito in battaglia, in mezzo a quelle mobilitazioni di Terni e dell’Umbria che difendevano, con le acciaierie, il loro futuro. Nella Fiom, quindi, fino a diventarne segretario e da lì, secondo un cursus honorum spesso “classico” è stato eletto, giusto un anno fa, segretario della Camera del lavoro di Terni. Era il 13 novembre del 2019. E si è trovato a fare i conti, oltre che con i problemi legati alla crisi del 2008 e ancora irrisolti, con l’emergenza coronavirus e tutto quel che sta provocando. “Un’emergenza – dice Claudio Cipolla – che ci ha messo in poco tempo di fronte ai nostri principali punti di debolezza, in Italia, in Umbria e a Terni . ma la pandemia finirà e noi, se saremo in grado di far tesoro dell’insegnamento che ci ha dato e affrontare le emergenze che ci ha drammaticamente segnalato, abbiamo l’opportunità di disegnare un modello per i prossimi anni. L’emergenza è sanitaria, ma anche economica e sociale: sono diminuiti i posti di lavoro, sono aumentate le ore di cassa integrazione, le nuove povertà…”.

_Da un’evenienza difficile e negativa carpire qualcosa di buono, puntare sui punti dimostratisi più deboli e agire per riprendersi alla svelta, quindi..

“C’è l’occasione e la necessità di disegnare un nuovo modello e mi riferisco all’Umbria e in particolar modo al Sud della regione, a Terni. Si parla di disponibilità di fondi. Bisogna però attrezzarsi, perché i finanziamenti, gli aiuti saranno assegnati sulla base di progetti seri, credibili e che rispondano a certi requisiti. Perciò bisogna pensarci adesso, subito: sennò si perdono le opportunità e poi magari continueremo a dibattere su chi ha le colpe… cosa che può essere anche un bello sport, ma che non risolve le questioni”.

-Lavoro e welfare: opportunità fondamentali per la crescita, il superamento degli effetti della crisi.

“Rispetto al 2008 oggi i cittadini, pandemia a parte, sono in condizioni peggiori: sia per i servizi, che mostrano la corda anche perché modulati su un quadro demografico che è variato, che per il lavoro: salari più bassi, ritmi e condizioni dei luoghi a volte assurdi, tutele troppo spesso non esistenti o esistenti solo sulla carta. Per questo sono importanti i contratti nazionali, territoriali e azienda”.

_Oltretutto servizi efficienti e qualificati avrebbero un effetto benefico anche sulla creazione di posti di lavoro.

“E’ necessario creare posti di lavoro, ma di qualità. E che siano remunerativi per quel che è giusto e dignitoso. Il mercato del lavoro è stato sconvolto da un terremoto: contratti a tempo determinato non per scelta del lavoratore; lavori non inquadrati in un contratto e quindi senza tutele e garanzie per il lavoratore. Sul versante della contrattazione territoriale ci troviamo spesso di fronte a forme di lavoro border line. Un coacervo di regole disattese e raggirate. Solo un problema del sindacato questo? Solo di chi rappresenta chi lavora? Noi riteniamo che su questo tema vada avviato un confronto serio, serrato e veloce con le associazioni datoriali, ad esempio; ma anche con un quadro politico-amministrativo che, per parte sua, utilizza il sistema degli appalti,un sistema che ha determinato la frammentazione del lavoro. All’Ast, per fare un esempio, a fronte di 2.300 dipendenti diretti operano otto-novecento operai delle ditte appaltatrici. Stesso lavoro ma con salari diversi. E va bene quando come nel caso di Ast, tutele e diritti restano attivi, ma in tante piccole imprese che vivono di appalti non sempre è così. Per questo chiediamo una legge sugli appalti, ed in attesa almeno un protocollo perché quando si parla di appalti ci sono questioni che non possono non essere regolate: la durata, le clausole di salvaguardia, la formazione… e diverso altro”.

_Sono “pecche”  che vengono a lontano e che la pandemia ga evidenziato e aggravato, appunto.

“Certo. Però ora spero che ci siamo tutti resi conto che non si può più rinviare. Si parla tanto di sviluppo sostenibile. Ok, ma cos’è la sostenibilità? E’ solo mettere in moto processi e produzioni che comportino minori emissioni o in generale più rispetto per l’ambiente? Sarebbe riduttivo fermarsi a questo. Sostenibiltà significa trasporto, mobilità, traffico, progetti “quadro” per orientare gli interventi in città, penso a piani per l’edilizia, al traffico, alle infrastrutture. Ad una riqualificazione urbana necessaria. ”.

_Progetti credibili, reali, altrimenti addio opportunità di accedere ai fondi europei che non vengono dati pioggia ma in base alla regola del “vedere cammello” etc. etc. Progetti da fare subito. Ma il quadro di riferimento? Qual è?

“Ecco il punto. Che vogliamo fare di questa città, di questo territorio? Come vogliamo che sia tra quindici anni? Perché è necessario andare ben oltre il contingente. Questo è lampante. E allora che idea di società e di sviluppo abbiamo? Da questo punto di vista la crisi sanitaria ci dà anche un mano. Mettendo, come dicevo, in evidenza alcune questioni su cui è necessario intervenire decisamente. Quali servizi vanno riorganizzati per primi? Per esempio: è evidente che il sistema dei trasporti così non va; che la società è cambiata anche dal punto di vista demografico, con una percentuale di anziani molto superiore rispetto al passato; gli inoccupati sono intorno al 36-37 per cento; i giovani sono costretti ad andare a cercarsi un posto di lavoro lontano da qui perché qui sono poche le prospettive. Servono quindi un welfare diverso, per il primo caso, e mettere in campo energiche politiche per la creazione di lavoro, nel secondo”.

_Perciò: modello di sviluppo da riqualificare, riorganizzare ed aggiornare ai cambiamenti della società, con un occhio attento, ovviamente, all’esistente…

“E’ chiaro che  i settori tradizionali, quelli che hanno trainato per decenni e continuano a trainare la nostra economia non vanno mica lasciati da una parte! Ma anche qui dobbiamo intervenire seriamente e compattamente richiedendo, sì, attenzione, ma anche avanzando proposte sulle quali ci si impegna a dare ognuno il proprio contributo, puntando su alcune specificità e competenze. Pensiamo all’Ast: una produzione di eccellenza, perché l’inox è al cento per cento riciclabile… O la Treofan: una produzione che fa gola, che ha un mercato sempre più ampio, che è molto utilizzata proprio ora nella sanità: eppure la Jindal ne annuncia la chiusura. Beh, noi non possiamo farci sfilare da sotto i piedi eccellenze come l’Ast, la Treofan e più in generale le attività del polo chimico, con tutto quel che gira attorno. E non dimentichiamo il settore del turismo inteso come commercio, strutture ricettive, accoglienza. Bar, ristoranti, alberghi, commercio stanno pagando in maniera drammatica gli effetti della pandemia”.

_La Cgil, il suo sindacato, in relazione alla crisi post 2008 elaborò  una piattaforma, un piano per individuare settori d’intervento, modi e tempi. L’emergenza sanitaria ha reso superate quelle idee?

“Quella piattaforma è attualissima. Punti cardine: salute, ambiente e sicurezza; infrastrutture; welfare; servizi; scuola e formazione, qualificazione e riqualificazione del lavoro. Oh, intendiamoci: quando parlo di sicurezza non mi riferisco alla difesa magari armata, al rifiuto delle diverse sensibilità e culture. Sicurezza significa salute, significa anche ambiente; infrastrutture intese come strade, ponti, ferrovie, ma non solo; non esistono solo infrastrutture “logistiche”, ma anche quelle immateriali. Faccio un solo esempio in tal senso, la rete. Ci siamo accorti che è un sistema inadeguato, ce lo ha spiegato l’emergenza sanitaria quando abbiamo visto che sul piano pratico la risposta per scuola e lavoro a distanza non è stata sempre possibile proprio per difetti della rete multimediale. Welfare e servizi in riferimento alla sicurezza sono termini che si spiegano da soli, tenendo sempre presente che siamo una società più anziana, con fasce deboli e di povertà sempre più ampie”.

_Tenuto conto di questa serie di punti deboli e di necessità, come si potrebbe procedere?

“Beh, bisogna cominciare a confrontarsi sul serio. Ragionare, mettersi d’accordo su un programma di progetti, su cosa si vuol fare di questa città, come dicevo. Quindi colloqui e dibattiti tra le aziende, le Istituzioni, il sindacato. Parlare e dirsi le cose è già un modo di collaborare. Cosa che non abbiamo fatto da troppo tempo. Noi insistiamo: sollecitiamo affinché ci si metta subito all’opera. Vorrei sbagliarmi, ma penso che per l’economia le questioni diventeranno molto più serie alla metà del 2021. E per questo è adesso che si devono costruire progetti ed agire. Tutti insieme: aziende, Istituzioni, sindacato, come accennavo. Perché nessuno può avere una ricetta contro la crisi. Dobbiamo mobilitarci se vogliamo cogliere le opportunità”.

_In questi ultimi anni il quadro politico-istituzionale è radicalmente cambiato specie in Umbria, ma non solo.

“Così hanno deciso legittimamente i cittadini. Ora, ad esser sinceri, non mi sembra che il cambiamento abbia dato i frutti sperati, gli effetti almeno per ora non si vedono. Già prima del virus i problemi della crisi economica erano stati come messi da un canto. Tanto per dire: non è stato possibile confrontarsi nemmeno sulle opportunità a suo tempo offerte dall’area di crisi complessa: ha prodotto frutti positivi? E quali? Da quando sono segretario della Cgil non ho avuto la possibilità di parlarne con le istituzioni….”

_Tanto più che alcuni punti “caldi” pretendono impegni immediati: l’Ast che cambierà proprietari; la Treofan, le acque minerali Sangemini…

“Ast, ricordiamolo, rappresenta il 38% del Pil provinciale. Chiediamo un piano industriale: perché la questione non è se produciamo un chilo in più o in meno di acciaio, ma le scelte direzionali, la competizione internazionale, la frammentazione del lavoro… E un discorso di opportunità da cogliere visto che il consumo di acciaio è cresciuto nel mondo del 6%, di competenze che abbiamo, di fattori localizzativi. Treofan: abbiamo già detto, un settore non in crisi ma Jindal ha detto che chiude: bisogna attivarsi per cercare investitori che assicurino garanzie. Sangemini: un altro marchio storico di quest’area, che va in difficoltà e i cui problemi vengono da lontano”.

_In risposta alla sua sollecitazione che è poi unitaria da parte dei sindacati, proprio in questi giorni, c’è stato un primo passo avanti a Terni. Avete avuto un colloquio col Sindaco Latini e si parla di un tavolo di confronto che si vuol attivare.

“Sì, l’impegno c’è. Adesso però mettiamoci subito a fare i fatti”.

_Il sindacato, la Cgil, la rappresentanza: per un certo periodo si è parlato di, diciamo così, perdita dell’appeal..

“La Cgil è impegnata sulla strada del rilancio del ruolo contrattuale nel mondo del lavoro. Abbiamo operato con tenacia e costanza perseguendo un obiettivo: ci siamo prefissi il compito di essere vicino alle persone, traendo in questo anche insegnamento dall’errore compiuto da alcune forze politiche. Tanto per dire: sul territorio abbiamo 38 sedi, 10 delle quali nel comune di Terni, abbiamo rappresentanze interne ai luoghi di lavoro, dappertutto; in questi ultimi anni c’è stato più bisogno di sindacato, di tutela sindacale a livello collettivo ed individuale e i cittadini si sono rivolti a noi non solo sul luogo di lavoro, ma anche per usufruire dei nostri servizi: dai Caf, alle tutele abitative o dei consumatori e per le più svariate esigenze. Non a caso abbiamo cercato di potenziare al massimo questi servizi cui si avvicina anche gente che non è della Cgil. E che sono aperti anche in piena emergenza sanitaria, ovviamente con tutte le garanzie richieste. I cittadini, a cominciare dalle fasce più fragili, non vanno mai lasciati soli. A volte i nostri uffici servono anche come valvola di sfogo. Non abbiamo i dati 2020, ancora, ma la tendenza è in forte rialzo rispetto al 2019, quando ai nostri servizi esterni si sono presentate 44mila persone”.

_E la Cgil? Gli iscritti?

“24mila, ma l’orgoglio sta anche nel fatto che sono della Cgil circa trecento delegati nel luoghi di lavoro. Lì, quando si eleggono le rappresentanze, la gente a votare ci va davvero. Percentuali del 93-95% mica il 50!”.

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