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Cgil, il congresso e la battaglia perché il lavoro torni tema centrale della politica

Vincoli o sparpagliati? Sparpagliati, non c’è dubbio. E questo è il problema che sta alla base di una politica più equa che tenda all’uguaglianza, lo sviluppo, l’affermazione dei diritti di cittadinanza; alla solidarietà e democrazia. Sono proprio questi i temi che stanno a fondamento dell’azione futura della Cgil ternana, contenuti in un documento elaborato e discusso nel gruppo dirigente e posto come punto fermo del congresso provinciale del sindacato tenutosi a San Gemini. “Si tratta di idee e programmi che ancorano la Cgil alla società contemporanea, tentando di leggere le trasformazioni e cercando di difendere gli esclusi e i più deboli”, ha spiegato nella sua relazione di apertura Attilio Romanelli, segretario provinciale uscente e riconfermato.
Relazione che è servita, per l’intanto, a richiamare una serie di problemi ormai acclarati ma che in qualche modo vanno affrontati con determinazione e tempestività. O almeno che ci si provi: “Torna il tema dell’uguaglianza e della ridistribuzione della ricchezza. Precarietà, negazione della libertà, riduzione dei diritti, frammentazione del mondo del lavoro, sono stati gli effetti delle politiche messe in campo per affrontare la globalizzazione”, ha affermato Romanelli.

Invece basterebbe un’occhiata alla storia recente del Paese per accorgersi che l’Italia ha fatto passi in avanti proprio quando il mondo del lavoro ha trovato coesione ed è stato in grado di porre la questione occupazione, dignità, sviluppo sostenibile al centro della discussione politica. E’ successo così negli anni Sessanta del secolo scorso, e così è stato – dopo una serie di contraddizioni del decennio successivo – fino agli anni Novanta. Risalgono ad allora le grandi conquiste dei lavoratori italiani: dal divieto del caporalato, alla questione del lavoro minorile; dai diritti alla difesa dal licenziamento indiscriminato fino allo Statuto dei lavoratori. Con un ritorno dei sindacati nel ruolo di protagonisti della politica economica italiana negli anni che vanno dal 1990 al 1993: il periodo della concertazione, dell’intesa sul contenimento dell’inflazione, dell’avvio di una politica dei redditi e dell’occupazione. E poi gli assetti contrattuali, le politiche del lavoro e il sostegno al sistema produttivo. Un accordo, quest’ultimo, che segnò l’inizio di una nuova stagione nelle relazioni industriali.
Oggi invece, come ha sottolineato Romanelli, “la precarietà in particolare tra le giovani generazioni ha favorito troppo spesso risposte individuali in un clima di paure, di sfiducia”, e di competitività esasperata, si potrebbe aggiungere.
Sparpagliati, quindi. Ma sparpagliati i lavoratori non riescono ad influenzare la vita sociale e politica.
E a Terni? Quale scenario si presenta davanti a questa Cgil, ma anche agli altri sindacati storici? “Le trasformazioni nel campo economico, sociale e politico hanno reso tutti più incerti e più distanti dai luoghi di lavoro dove si assumono decisioni –ha spiegato Romanelli – Questo virus della sfiducia va debellato attraverso la ricostruzione della partecipazione e della responsabilità”. Da qui un appello ai corpi intermedi, il cui apporto è “fondamentale nel confronto e nella costruzione del Governo, è l’antidoto contro la deriva decisionista di chi sempre più scambia comando con governo”.
In un momento ed in un territorio che nel primo semestre del 2018 ha visto moltiplicarsi rapporti di lavoro poveri e precari (solo il venti per cento delle assunzioni è stato a tempo indeterminato). Un dato che aggiunto a quello secondo cui le imprese registrate alla Camera di commercio sono scese a meno di diciannovemila – “fatto mai determinatosi nel Ternano” ha chiosato Romanelli – bastano già a dare un’immagine preoccupante. “Risorse, progetti e sostegno sono le condizioni preliminari per rilanciare una nuova fase del nostro territorio”, afferma la Cgil, e cita come dato positivo l’attivazione degli strumenti legati al riconoscimento di “Area di crisi complessa”. “Come rimaniamo convinti – ha ribadito il segretario – della necessità di promuovere un’attiva collaborazione delle Fondazioni Casse di Risparmio con gli Istituti Regionali che operano nell’innovazione e nella ricerca”.
Ma in certi circoli sempre più chiusi basta la parola innovazione a far venire l’orticaria.