Bombardieri all’improvviso su Terni: una strage

Il 14 ottobre 1943

la Regia Prefettura di Terni inviava al Ministero dell’Interno il seguente telegramma: “Alle 10 e 10 senza allarme Terni è stata sottoposta a bombardamento con ondate successive. Numero vittime non accertato ma certamente ingentissimo. Questa Prefettura colpita et deploransi molte vittime tra funzionari et impiegati. Richiesti aiuti per sgombero feriti et medicazioni Roma Perugia et Spoleto. Questore Ranieri deceduto, sottoscritto ferito. Seguiranno comunicazioni. Reggente prefettura Faustini”.

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Terni, Piazza Tacito dopo il bombardamento

Si era appena concluso uno dei tanti, devastanti bombardamenti aerei sulla città, quello che insieme al primo dell’agosto ’43, ha maggiormente segnato ed è restato nella memoria cittadina.

“Il nemico si è particolarmente accanito contro il centro della città – riferì l’agenzia giornalistica Radio Roma – solamente in piazza Tacito si è avuto più di un centinaio di morti per la maggior parte donne e bambini”. Il fatto è che in piazza Tacito, all’angolo con via Battisti, avevano sede gli spacci aziendali della “Terni”. In quel particolare momento, erano in pratica l’unico mercato cittadino, ed erano quindi affollati di persone che acquistavano generi alimentari e, chi poteva permetterselo, capi di vestiario. “Un centinaio di quadrimotori angloamericani – riferiva Radio Roma – è piombato sulla città bombardando e mitragliando a bassa quota vie e piazze”. Eppure, faceva notare la stessa agenzia – “a Terni non vi erano più obiettivi militari né truppe tedesche, cosa ben nota anche al governo Badoglio. L’azione nemica è stata pertanto nettamente terroristica”.
Gli aerei furono in realtà sessanta e, stando alla segnalazione ufficiale della Sedicesima Legione della Milizia Contraerei di Terni, il comando di Viterbo non aveva segnalato il transito dei bombardieri. Quando essi furono avvistati a Terni il bombardamento era già iniziato e le sirene d’allarme non entrarono in funzione in quanto le linee elettriche erano già saltate. Il primo bilancio fu di 116 morti, mentre si segnalavano tra gli altri danni la distruzione della stazione ferroviaria, della chiesa di Sant’Antonio, della sede della Prefettura. , In quell’occasione saltò in aria anche al fontana di piazza Tacito, simbolo della città.
Radio Roma non mancava di segnalare “atti di abnegazione e di eroismo: il reggente della Prefettura, benché ferito era restato al suo posto per coordinare l’azione di soccorso e solo alla sera si faceva trasportare in ospedale”; un milite forestale e camicia nera, “gravemente ferito gridava “Viva l’Italia, morte al traditore Badoglio” e chiedeva al Federale di essere iscritto al Partito Fascista Repubblicano, dolente di non potersi presentare personalmente in Federazione”.
Considerati i mutamenti politici avvenuti tra l’11 agosto ed il 14 ottobre 1943, non ci fu la visita del re e della regina dopo la tragedia. A prestare assistenza alla popolazione ci pensò la Federazione fascista repubblicana. Il segretario del partito inviò “500 mila lire mentre la segreteria del Duce mandava altre 200 mila lire per i più urgenti soccorsi alle famiglie dei militi caduti e feriti nell’opera di assistenza”.

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